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Tacchi e lombalgie: quando la rete fa disinformazione

a cura di: Colonna S, Casari A, Nardese G, Pacelli F

Le donne che indossano scarpe col tacco alto sono considerate più attraenti, sicure di sé ed eleganti. Tuttavia, le donne che utilizzano più frequentemente una maggiore altezza del tacco sono più soggette alle lombalgie [Lee et al 2001; Bird et al. 2003].
Per le donne che lamentano mal di schiena dopo avere indossato scarpe con il tacco alto alcuni medici, chiropratici e fisioterapisti sembrano pensare che il motivo di tale patologia sia dovuto all’aumento della lordosi lombare.
A seguito di un interessante articolo (Russel 2010) abbiamo deciso di interessarci dell’argomento e di iniziare ad effettuare una ricerca. L’articolo in questione ha esaminato le informazioni presenti in Internet finalizzate  pubblico in generale e una revisione della letteratura scientifica disponibile sull’argomento.  Le parole chiave utilizzate sono state: tacchi alti e scarpe col tacco alto, in combinazione con le parole lombare, lordosi, e inclinazione pelvica. Tali termini  sono stati utilizzati in una ricerca su Internet di Ask.com e  in letteratura pubblicata su PubMed, mantide, CINAHL, Scopus, e ProceedingsFirst; e nelle ricerche per tesi e dissertazioni di PapersFirst a giugno 2010.

I risultati sono indicativi di una moltitudine di siti Internet che sostengono la convinzione che le scarpe con i tacchi alti provochino la lombalgia per l’aumento dell’antiversione pelvica e della lordosi lombare.
La ricerca scientifica pubblicata per questo argomento, tuttavia, per lo più non supporta questa credenza; ma alcuni risultati misti dovuti ad alcuni lavori che hanno utilizzato  piccoli gruppi di soggetti e metodi discutibili hanno alimentato questa diatriba.
Le indagini riguardanti il ​​ruolo delle scarpe col tacco alto nell’alterazione del profilo spino-pelvico hanno tentato di esplorare i cambiamenti compensatori e adattativi strutturali della ragione e delle possibili ragioni del dolore associato nella zona lombare. Le conclusioni derivate da questi studi, tuttavia, sono controverse.

Nello studio di de Oliveira Pezzan et al. (2011) sono stati valutati due campioni di soggetti, di cui uno era abituale indossare delle scarpe con tacchi alti e l’altro no. I risultati sono indicativi di un aumento di antiversione pelvica e della lordosi ma solo nel gruppo di soggetti abituati a indossare scarpe con il tacco, mentre il gruppo non abituato reagiva con una retroversione e una riduzione della lordosi.
Altri studi (Cowley et al. 2009; Snow et al. 1994; de Oliveira Pezzan et al 2011; Dai et al 2015) hanno dimostrato che le scarpe con i tacchi alti aumentano la lordosi lombare (LL) e modificano l’orientamento relativo della struttura scheletrica della colonna vertebrale, che può aumentare il carico meccanico e potenzialmente promuovere disagio e cambiamenti degenerativi nei tessuti molli (Snow et al. 1994).
Contrariamente ai risultati dei lavori sopra riportati, cioè di un aumento della LL, altri studi [Bendix et al 1984, Opila et al 1988, Opila-Correia 1990; de Lateur et al 1991, Franklin et al 1995] concludono che le portatrici di scarpe con tacco alto mostrano una riduzione in LL; inoltre, in associazione a questo cambiamento biomeccanico della riduzione del LL, è presente un aumento compensatorio dell’attività del muscolo erettore spinale nel mantenere la postura modificata (de Oliveira Pezzan et al 2011).
Un ulteriore differente punto di vista è il risultato a cui giunge un altro lavoro (Lee et al. 2001) in cui il tacco non modificava significativamente la LL dei soggetti testati.
In conclusione sembra che alcuni operatori sanitari stiano offrendo consigli nel web di massa circa l’effetto delle scarpe col tacco alto sulla lordosi lombare che è in conflitto o non completamente in linea con la ricerca scientifica più pubblicata.
Considerando che sia il mal di schiena che l’uso di scarpe col tacco alto sono comuni,
abbiamo provato ad approfondire l’argomento utilizzando i nostri sistemi di ricerca.
Per il rilevamento della conformazione della colonna vertebrale, sono stati sviluppati, per gli esami di follow-up, metodi semplici ma imprecisi, come il cifometro, oltre a metodi tecnologicamente più avanzati come ad esempio il sistema di video VICON o il sistema basato sugli ultrasuoni di Zebris (Quinlan et al. 2006, Windolf et al. 2008). Ma tutti questi sistemi tendono a portare ad errori di misura dovuti a un possibile spostamento della pelle sopra le strutture ossee sottostanti.

Un metodo preciso, senza radiazioni e poco costoso per rilevare la postura della colonna vertebrale, in particolare per il follow-up, è la cosiddetta rasterstereografia (Drerup et al. 2001; Hierholzer et al. 2002). L’analisi superficiale avviene dalla proiezione di una griglia di luce modellata sulla schiena del paziente. I punti di riferimento anatomico possono essere rilevati automaticamente assegnando zone concave e convesse. Attraverso il rilevamento di determinati punti anatomici prestabiliti il sistema è in grado di calcolare un modello tridimensionale della colonna vertebrale umana.
Da questo modello possono essere determinati dei parametri clinici rilevanti, quali ad esempio: l’inclinazione del tronco, l’angolo di cifosi e lordosi della colonna vertebrale (Huysmans et al. 2005; Schulte et al 2008; Betsch et al. 2010).

Lo scopo del nostro lavoro è stato  analizzare con la rasterstereografia (Formetric) le modifiche immediate della colonna vertebrale sul piano sagittale dovute al sollevamento dei talloni in un gruppo di 78 soggetti sani (studenti della scuola di Osteopatia OSCE, della scuola di Fisioterapia dell’università di Modena-Reggio, della scuola di Scienze Motorie dell’Università di Bologna).
Sono state effettuate 3 valutazioni: 1) neutro; 2) rialzo 3 cm; 3) rialzo 7 cm.

Confrontando le tre valutazione i risultati sono indicativi di una significativa (ANOVA) riduzione dell’inclinazione pelvica (IP) (retroversione), riduzione della lordosi lombare (LL) e una riduzione dell’inclinazione anteriore del tronco (IAT) .

Dai risultati  di questo studio (in fase di valutazione per pubblicazione), in linea con altri studi (Bendix et al 1984, Opila et al 1988, Opila-Correia 1990; de Lateur et al 1991, Franklin et al 1995) i quali riportano una riduzione della lordosi lombare e  dell’antiversione del bacino, ne deriva che bisogna ricercare nei casi di lombalgia connessa ai tacchi alti, una causa patogenetica che non sia l’iperlordosi.
Forse questo percorso ci porterà a comprendere anche la biomeccanica alla base delle lombalgie del soggetto femminile, di solito in avanti con l’età e abituato a portare un po’ di tacco, collegato alla scarpe con assenza completa o minimo tacco.

BIBLIOGRAFIA

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