Quali relazioni tra postura ed emozioni? Riflessioni sull’embodied cognition.

A cura di F. Pacelli

L’ipotesi che la postura e l’attivazione muscolare siano correlabili alle emozioni è stata sostenuta soprattutto dalla ricerca svolta nell’ambito delle espressioni facciali.
Uno studio di un gruppo di ricercatori della Nuova Zelanda (Nair et al, 2015) ha indagato se le risposte emotive e cardiovascolari durante lo svolgimento di un’attività psichicamente stressante possano essere diverse in caso di utilizzo di una postura seduta a schiena dritta (UP) rispetto a una postura seduta a schiena depressa (SP).
I ricercatori suddivisero i 74 partecipanti in un gruppo UP ed in un gruppo SP e li sottoposero a compiti di lettura ed esposizione in pubblico (Trier Social Stress speech task), a valutazioni dell’umore, dell’autostima e della minaccia percepita (il tutto mentre veniva monitorata loro la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa).

I risultati riportarono come i partecipanti del gruppo UP ottennero migliori valori di autostima, maggiore concentrazione, migliore stato d’animo e minore paura rispetto al gruppo SP.
L’analisi verbale riportò inoltre come i soggetti del gruppo SP utilizzarono termini con una connotazione emozionale maggiormente negativa, pronomi in prima persona singolare, vocaboli con un’accezione di tristezza, un numero minore di termini riconducibili ad emozioni positive e un numero minore di parole totali durante i test. I partecipanti UP hanno presentato un polso a più alta pressione sia durante che dopo il fattore di stress.

Gli autori conclusero dunque che l’adottare una postura a schiena eretta da seduti (UP) sia in grado di aiutare a fronteggiare lo stress, migliorare l’autostima, ridurre gli stati d’animo negativi, accrescere la fluidità del discorso e ridurre l’auto-focus (pronomi in prima persona singolare).
Motivi per i quali la postura seduta a schiena eretta può costituire una semplice strategia comportamentale per accrescere la resilienza allo stress.

I risultati di questo studio si sono rivelati coerenti con le ricerche sull’ “embodied cognition” (che in italiano si traduce con “cognizione incarnata”, perdendo, come spesso accade nelle traduzioni dall’inglese, in eleganza). Tale campo di ricerca ha avuto uno sviluppo nel corso degli ultimi dieci anni ed è perciò ancora molto giovane.
Sino a pochi anni fa la posizione prevalente in filosofia della mente e in scienza cognitiva consisteva nel considerare il corpo umano come “accessorio” quando si cercava di affrontare questioni inerenti alla comprensione, alla cognizione, o ai processi mentali.
Negli ultimi dieci anni questa posizione è stata sovvertita da una moltitudine di esperimenti e pubblicazioni, che hanno messo in rilievo l’importanza del corpo fisico nei processi cogniftivi.
Si sostiene quindi che la cognizione è incarnata (embodied) quando si afferma che essa dipenda anche da caratteristiche di tipo corporeo: in particolare, dai nostri sistemi percettivo e motorio.
In altre parole, il modo in cui giudichiamo, ragioniamo, pensiamo, costruiamo concetti, parliamo, ecc. dipende anche dal modo in cui percepiamo, dalle azioni che compiamo e dalle interazioni che il nostro corpo intrattiene con l’ambiente circostante.

BIBLIOGRAFIA:
– Nair S, Sagar M, Sollers J 3rd, Consedine N, Broadbent E. Do slumped and upright postures affect stress responses? A randomized trial. Health Psychol. 2015 Jun;34(6):632-41.