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PREMIO MIGLIOR TESI A.A. 2018 | VINCE IL 3 POSTO GENNJ GIROLOMINI

La Scuola OSCE, quest’anno ha deciso di mettere in palio 3 premi per le 3 migliori tesi dell’anno accademico 2018.

E’ stato valutato l’impegno, l’originalità del progetto, e i risultati ottenuti.

Il TERZO  PREMIO

quest’anno va  a gennj Girolomini, con il suo progetto di tesi dal titolo

 

“Trattamento osteopatico dell’anosmia post-traumatica: effetti locali e a distanza un case report”

Di seguito l’Abstract di tesi, che ci teniamo a pubblicare per valorizzare il successo ottenuto dai nostri studenti, condividendo  i risultati del progetto.

 

L’anosmia è una delle principali conseguenze dei traumi cranici severi e, nonostante questo, è spesso sottovalutata. In letteratura sono presenti molti studi che riportano la prevalenza dei disturbi olfattivi post traumatici ma pochi che abbiano dimostrato l’efficacia delle terapie sul recupero che, spesso, avviene spontaneamente con tempi e modi ancora da chiarire. È stato accertato che i pazienti anosmici presentano una ipotrofia dei tessuti nervosi che fanno parte del sistema olfattivo, siano essi strutture atte alla ricezione degli stimoli che strutture che provvedono al riconoscimento e alla decodificazione dei suddetti stimoli. È stato anche dimostrato che, spesso, nei pazienti in cui la perdita della capacità di percepire gli odori non è stata mai recuperata, si nota una fibrotizzazione dei tessuti siti in prossimità della lamina cribrosa dell’etmoide e che tali modificazioni istologiche si oppongono alla genesi di nuovi circuiti sinaptici che sarebbero in grado di facilitare il recupero della funzione. In osteopatia si è soliti considerare le fibrotizzazioni di un tessuto come la conseguenza di una stasi circolatoria o di una riduzione della capacità fisiologica dei tessuti di recepire gli stimoli neurologici. Sulla base di tali considerazioni in questo studio è stata messa a punto una metodologia di trattamento osteopatico che comprende una serie di tecniche di manipolazione volte a facilitare il movimento delle ossa più strettamente a contatto con le strutture del sistema olfattivo, a facilitare il drenaggio circolatorio di tali strutture e a liberare le tensioni della dura madre che si inserisce sulle ossa direttamente connesse al sistema olfattivo. Inoltre, all’interno del protocollo di lavoro, sono state anche inserite tecniche di stimolazione specifica del sistema olfattivo, descritte in letteratura osteopatica, per valutarne la reale efficacia in un caso di anosmia. Il caso clinico preso in esame riguardava un paziente maschio, di 24 anni, giunto alla prima osservazione con una diagnosi di anosmia severa successiva ad un trauma cranico avvenuto circa un anno e mezzo prima. Previa valutazione osteopatica il soggetto è stato sottoposto a 5 sedute di trattamento ripetute a distanza di tre settimane l’una dall’altra.

Lo scopo di questo studio era dimostrare l’efficacia del trattamento osteopatico proposto sul recupero della percezione odorosa e verificare l’effetto che le tecniche osteopatiche avrebbero avuto su due muscoli distanti dalle strutture trattate: il vasto mediale del quadricipite femorale e il muscolo grande adduttore, muscoli rappresentativi della catena fasciale superficiale anteriore così come descritta da Serge Paoletti nel suo libro.

La valutazione degli eventuali effetti del trattamento sulla percezione degli odori era affidata primariamente alla percezione soggettiva del paziente che, in caso avesse percepito un miglioramento della sua capacità olfattiva, si sarebbe sottoposto ad accertamenti strumentali specifici al fine di valutare quantitativamente e in modo oggettivo tale miglioramento.

La valutazione degli eventuali effetti del trattamento sulla soglia di dolorabilità dei muscoli vasto mediale e grande adduttore era effettuata mediante un algometro digitale a pressione.

I risultati ottenuti suggeriscono che la metodologia di trattamento proposta non ha avuto effetti sulla percezione degli odori nel paziente mentre ha effetti immediati sui muscoli della catena fasciale superficiale anteriore modificandone la soglia del dolore

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