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Catene Miofasciali e Postura

Catene Miofasciali e Postura

Considerazioni sulla gestione dell’appoggio a prevalenza monopodico della postura ortostatica secondo la logica delle Catene Miofasciali

a cura di: Galvani M, Colonna S, Pacelli F

L’evoluzione della specie umana ha portato l’uomo a sollevare il viso da terra e reggersi su due piedi. La postura bipodalica, sicuramente ha apportato dei vantaggi ma ha comportato anche dei costi. Il mantenimento della la posizione eretta, definita postura ortostatica, impegna non poco il corpo. Nella postura ortostatica, termine scorretto visto che questa postura non ha niente di statico, ma per differenziarla da altre funzioni, quali la deambulazione e la corsa dove è presente un maggiore dinamismo,  ha una sua ragione definirla ortostatica, il corpo si trova a combattere la gravità con una base di appoggio limitata che comporta un equilibrio precario.
Quante volte ci troviamo di fronte dei pazienti che lamentano dolore a livello lombare o sacroiliaco nel mantenimento  prolungato di questa postura? Per questo motivo abbiamo pensato di approfondire questo argomento con questo articolo.
Le posture di riferimento base della posizione in piedi mantenuta sono due: bipodalica simmetrica e  bipodalica asimmetrica con prevalenza del carico su un arto (fig. 1). Quando stiamo molto tempo in piedi alterniamo spesso queste due posture.

fig. 1 – posture ortostatiche

Nell’ambito delle metodiche terapeutiche basate sulla valutazione e trattamento di sistemi concatenazionali muscolo-connettivali esiste un compito funzionale di fondamentale importanza forse non ancora pienamente compreso e analizzato o che quantomeno si presta a possibili riletture dal punto di vista delle Catene Miofasciali, la gestione dell’appoggio a prevalenza monopodico della posizione eretta. A tale proposito, Leopold Busquet, autore di spicco nel panorama delle catene muscolari, propose l’esistenza di una catena statica laterale (CSL(denominazione che abbiamo mantenuto nel nostro approccio) deputata al mantenimento dell’equilibrio durante l’appoggio a prevalenza monopodalico (Busquet 1993, 1996). L’Autore riporta la particolare postura ortostatica di riposo assunta nelle popolazioni di pastori africani come supporto alla buona ergonomia di questa posizione (fig.2). La CSL ( fig. 3) comprende, in senso cranio-caudale: falce del cervello e del cervelletto, legamento cervicale posteriore, aponevrosi dorsale, aponevrosi del quadrato dei lombi, aponevrosi lombare fino alle creste iliache e al sacro; a questo punto la catena continua in profondità attraverso il grande e piccolo legamento sacro-sciatico, guaina del piramidale, guaina e congiuntivo interno degli otturatori; a livello superficiale la catena prosegue attraverso l’aponevrosi del grande gluteo, fascia lata, guaina e setti intermuscolari della loggia esterna della gamba, perone, membrana interossea, plantare gracile, guaine dei peronei, aponevrosi plantare; a livello della testa peroneale, la catena rinforza la membrana del soleo attraverso un’arcata fibrosa.

fig.2 – postura di riposo eretta dei pastori africani

fig. 3 – catena statica laterale

Tale sistema miofasciale rappresenta una continuazione a valle della catena statica posteriore del tronco e gestisce la funzione statica in relazione all’appoggio sia bipodalico che, prevalentemente, monopodalico. Esempio eccellente di tale vocazione è   dato dalla tipica posizione “in appoggio su un’anca” assunta spontaneamente dovendo mantenere una stazione eretta prolungata col massimo confort e il minor dispendio energetico possibile, quasi a “volersi appoggiare” sulle strutture connettivali passive (fig.4).

fig. 4 – postura eretta con appoggio prevalente su un arto

Rispetto alla gestione di tale posizione ci risulta facile convenire sull’utilizzo della catena statica laterale, anche se nutriamo alcuni dubbi rispetto all’effettivo coinvolgimento di tutta la catena, così come proposta da Bousquet. Precisamente, durante la posizione di appoggio a prevalenza monopodalico, il tronco tende, per una migliore ergonomia di risparmio energetico a inclinarsi dal lato dell’arto di maggiore carico, portando la spalla omolaterale più in basso (fig. 5). I muscoli paravertebrali, quindi, saranno iper programmati a livello lombare dal lato in appoggio, mentre a livello dorso-cervicale dal lato  opposto (fig. 6).

fig. 5 – postura eretta monopodica visione anteriore.

fig. 6 – postura eretta monopodica visione posteriore

Un altro elemento di perplessità, rispetto alle considerazioni proposte da Busquet, riguarda la discriminazione tra una supposta natura   “congiuntivale” della catena statica laterale, definita “scheletro connettivale del movimento, e una cosiddetta natura “muscolare” della catena retta posteriore del tronco   (denominata catena statico-dinamica posteriore nel nostro approccio (fig. 7). A detta dell’Autore, la fisiologia della funzione statica imporrebbe uno sdoppiamento tra queste due catene miofasciali (Busquet 1996). Ci sembra lecito domandarci se la CSL agisca prettamente come una sorta di “elemento connettivale passivo di stabilizzazione a cui appendersi” o abbia piuttosto anche un’azione “muscolare attiva”. Per rispondere a questo dubbio possiamo prendere in considerazione un movimento che impegni maggiormente il sistema in oggetto rispetto alla stabilizzazione in appoggio monopodalico.
Nella posizione a prevalenza monopodalica, in effetti, è facile convenire sull’attivazione della muscolatura glutea nell’ottica di stabilizzare il bacino contro la tendenza alla caduta controlaterale della pelvi: il piriforme e la sua fascia stabilizzano l’articolazione sacroiliaca; il gruppo dei glutei e degli otturatori stabilizzano la coxofemorale; il grande gluteo e il TFL stabilizzano il bacino rispetto al ginocchio attraverso la bendelletta ileotibiale (Colonna 2006, 2012). Ci appare tuttavia improbabile un coinvolgimento meramente “connettivale” di tale catena statica esterna. Inoltre, siamo portati a ritenere plausibile un reclutamento attivo della componente miofasciale paravertebrale controlaterale come esposto precedentemente (fig. 5).
Nell’attribuire un ruolo di catena responsabile della stabilizzazione sul piano frontale potremmo considerare un altro sistema miofasciale sovrapponibile per metà alla CSL di Busquet, ovvero la lateral line di Myers (denominata catena laterale secondo il nostro approccio – fig. 8). Tale concatenazione si differenzia rispetto alla C.S.L. di Busquet solo a livello del tronco, prevedendo una cosiddetta linea laterale superficiale più esterna composta da splenio del capo, sternocleidomastoideo, intercostali esterni e interni, porzione laterale degli addominali obliqui interni ed esterni e una cosiddetta linea laterale profonda che integra gli scaleni con la rispettiva fascia e il quadrato dei lombi (Myers 2009). Tale catena gestisce eccentricamente le inclinazioni laterali controlaterali (Colonna 2006, 2012) ma è verosimile una sua attivazione isometrica per gestire lo squilibrio laterale opposto nella posizione considerata anche a livello del busto.

fig. 7 – catena statica-dinamica posteriore

fig- 8 – catena laterale

Ci siamo occupati finora prevalentemente della gestione sul piano frontale degli squilibri legati all’appoggio a prevalenza monopodalico, resta da capire se partecipino anche altri attori.
In posizione di appoggio monolaterale lo squilibrio avviene per lo più in direzione antero-mediale, a differenza che nell’appoggio bipodalico in cui lo sbilanciamento sarà tendenzialmente anteriore (Busquet 1996). La tendenza sarà quindi a sbilanciarsi, a livello del tronco, in una sorta di movimento a spirale scomponibile in una rotazione omolaterale all’arto d’appoggio, una flessione anteriore e un’inclinazione contro laterale, associavate a un’abbassamento pelvico controlaterale e a una rotazione e a un tilt mediale dell’iliaco omolaterale rispetto al femore (adduzione) contrastato da un’apertura iliaca omolaterale.

fig. 9 – catena spirale posteriore sinistra

fig. 10 – coppia peronieri-tibiale per la ricerca dell’equilibrio sul piano frontale in appoggio monopodalico

Tale combinazione di movimenti calza a pennello per giustificare il ruolo della catena spirale posteriore (secondo il nostro approccio sovrapponibile tendenzialmente alla catena crociata del tronco più la catena di apertura dell’arto inferiore proposte da Busquet (1993, 1996)  (fig. 9). Tale catena comprende in senso cranio-caudale: splendi, scaleni, trapezio medio e inferiore, intercostali interni, dentato postero-inferiore, fascio vertebro-costale del quadrato dei lombi; a questo punto la catena incrocia controlateralmente con fascio ileo-lombare del quadrato dei lombi, piccolo, medio e grande gluteo, piriforme, vasto laterale, capo lungo del bicipite femorale, popliteo, tibiale anteriore, estensore lungo dell’alluce, tibiale posteriore, flessore lungo dell’alluce, adduttore dell’alluce e opponente del V° dito.
Una caratteristica interessante di tale sistema è   l’incrocio realizzato a livello lombo-sacrale e a livello del ginocchio. L’incrocio nell’attivazione di sistemi miofasciali tra i due emi-lati del corpo o di un suo distretto è, del resto, un aspetto di frequente riscontro nel nostro approccio basato sulle Catene Miofasciali. Il SNC, a seconda del compito funzionale richiesto, recluterà i sistemi miofasciali opportuni (Colonna 2006, 2012), talvolta anche in assenza di un’effettiva continuità anatomica riscontrabile.
Già altri Autori teorizzarono l’esistenza di concatenazioni funzionali incrociate di muscoli (ad esempio la diagonal muscle loop di Brugge (2000), deputata al mantenimento della postura o l’esistenza di un legame funzionale crociato tra grande gluteo e gran dorsale controlaterale (Janda 1964). Vleeming e colleghi (1995), inoltre, suggerirono un’ipotetica funzione stabilizzante dell’articolazione sacro-iliaca da parte di una catena posteriore formata da ischiocrurali, grande gluteo, fascia toracolombare, gran dorsale controlaterale e tricipite con azione estensoria durante il cammino, stabilizzatoria del tronco e di trasmissione delle forze dalla porzione inferiore a quella superiore del corpo.
La catena spirale posteriore da noi utilizzata è tendenzialmente sovrapponibile a quella crociata di Bousquet (1993) e alla back functional line proposta da Myers (2009). Recentemente, una revisione sistematica di Wilke e colleghi (2016) ha dimostrato l’esistenza in termini di continuità anatomica della back functional line così come della lateral line, mentre un’interessante revisione sistematica di Krause e colleghi ha evidenziato la possibilità di trasmettere   tensioni lungo il decorso anatomico della back functional line (Krause et al., 2016), confermando le brillanti intuizioni degli Autori sopracitati.
Analizzando la composizione della catena spirale posteriore a livello dell’arto inferiore è interessante notare come il sistema incroci scendendo al di sotto del ginocchio per andare a coinvolgere il tibiale anteriore piuttosto che i muscoli peronei, contemplati nelle catene laterali che abbiamo citato in precedenza. La co- attivazione agonista-antagonista di tali muscoli, iltibiali e  peronei, è a nostro avviso un aspetto cruciale della stabilità in appoggio monopodalico e siamo soliti paragonarla all’azione delle braccia del surfista nella gestione della vela (fig. 10) (Colonna 2012) .
Concludendo, possiamo senz’altro dire che l’appoggio monopodalico è principalmente gestito da due sistemi miofasciali, la catena statica   laterale omolaterale e la catena spirale posteriore controlaterale, con un importante snodo funzionale a livello della fascia toraco-lombare.
Ben consapevoli di aver trascurato aspetti fondamentali nella gestione della posizione monopodalica quali il sistema tonico-posturale e l’integrazione sensori-motoria, ci riproponiamo di integrarli in un successivo articolo in cui proporremo una rilettura del classico one-leg stance test dalla nostra prospettiva delle Catene Miofasciali come possibile elemento di valutazione e trattamento.

Bibliografia

Busquet L. Le catene muscolari Vol II: Lordosi-cifosi-scoliosi e deformazioni toraciche. Marrapese Editore. Roma 1993

•Busquet L. Le catene muscolari Vol IV. Arti inferiori. Marrapese Editore. Roma 1996

•Brugger, A. Textbook of the functional disturbances of the movement system. Zollikon/Benglen, Switzerland: Briigger-Verlag. 2000

•Colonna S. Le Catene Miofasciali in Medicina Manuale. Il Rachide. Edizioni Martina. Bologna 2006

Colonna S. Le Catene Miofasciali in Medicina Manuale. Arto inferiore: L’anca. Edizioni Martina. Bologna 2012

Janda, V. Movement patterns in pelvic and thigh region with special reference to pathogenesis of vertebrogenic disturbances. Thesis. Charles University, Prague 1964

•Krause F, Wilke J, Vogt L, Banzer W. Intermuscular force transmission along myofascial chains: a systematic review. J Anat.2016.Jun;228(6):910-8

Myers TW. Anatomy trains: myofascial meridians for manual and movement therapists. 2nd ed. New York: Churchill Livingstone; 2009

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