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La lombalgia del ciclista

Invito a partecipare al progetto di ricerca: Lombalgia del Ciclista

Autori: Saverio Colonna, Andrea Casari, Daniele Caramalli, Andrea Bulgarelli

La patologia lombare del ciclista è molto frequente. Uno studio (Clarsen et al. 2010) condotto su atleti professionisti (109 atleti di 7 squadre) ha riscontrato che il 58% degli atleti esaminati hanno riportato almeno un episodio di mal di schiena ( low back pain) nei 12 mesi precedenti alla valutazione; di questi il 41% ha richiesto un intervento medico. In un precedente lavoro (Wilber et al 1995), effettuato utilizzando delle schede di valutazioni auto compilate da 518 atleti (294 maschi, 224) amatoriali, i risultati evidenziavano che il 30,3% dei partecipanti aveva sofferto di LBP. Altri lavori (Mellion 1991; Callaghan e Jarvis 1996; Salai et al. 1999) confermano che l’incidenza del LBP tra i ciclisti varia dal 30 al 60%, dove tra gli atleti in generale viene riportata una frequenza che oscilla dall’1 al 30% in base alla specialità praticata e ai programmi di allenamento (Heck e Sparano 2000, Bono 2004; Vela et al. 2011).

Per quanto il mal di schiena sia molto comune risulta molto difficile identificare quali strutture anatomiche siano alla base del dolore (Spratt et al. 1990). Nella maggioranza dei quadri del LBP cronico non sono rilevabile delle chiare abnormità pato-anato-radiologiche (Dankaerts et al. 2006) strettamente collegate al sintomo, ciò ha indotto a identificare questa patologia con la definizione di lombalgie croniche non specifiche (Dillingham 1995, Wadell 1998). Il successo della terapia dipende molto dal tipo di sintomo e dalla funzione compromessa più che dalla precisa conoscenza di qual’è la struttura anatomica fonte dell’algia (Heck e Sparano 2000).

Sulla eziopatogenesi di una così alta frequenza di mal di schiena, in chi pratica il ciclismo, i ricercatori concordano sulla posizione assunta durante la pedalata.

La posizione della bici condiziona la curva lombare riducendo la lordosi (Usabiaga et al. 1997) come è stato riportato nella posizione seduta in generale (Lord et al 1997).

Essendo la curva del rachide lombare strettamente connessa all’inclinazione del bacino (tilt), la seduta sulla sella con un maggiore angolo di antiversione aiuta a mantenere una curva lombare più vicina. Salai et al. (1999) riportano che nei ciclisti con lombalgia l’inclinazione della sella di 10°-15° comporta un aumento di tilt anteriore (antiversione) e una riduzione del dolore lombare. Questa postura produce, purtroppo, un certo disagio dovuto alla maggiore attività mioelettrica del muscolo multifido lombare quando viene mantenuta nel tempo (O´Sullivan et al. 2006).

Nella posizione seduta in bici la lordosi lombare cambia anche in base a dove prendono contatto le mani con il manubrio; nella posizione C (fig. 1),  cioè quella più bassa, la curva lombare passa da lordosi a cifosi (Muyor 2011, 2014).

Per alcuni Autori (O’Sullivan et al. 2003) il lavoro ripetitivo e sostenuto vicino al limite del range di movimento in flessione può condizionare negativamente il tessuto spinale (legamenti, dischi intervertebrali, capsula articolare e zigoapofisi) e instaurare/aggravare una lombalgia. L’eccessiva tensione conseguente alla mantenuta postura vicino al limite della flessione, infatti, può portare allo sfibramento (creep) delle strutture connettivali con conseguente deformazione plastica delle strutture visco-elastiche (McGill and Brown, 1992; Salomonow et al. 2003; Little e Khalsa, 2005). Un recente lavoro (Van Hoof et al. 2012) ha dimostrato, utilizzando un estensimetro (BodyGuard) per la valutazione dinamica della distanza tra L3 e S2, che i ciclisti con lombalgia utilizzano una maggiore flessione del rachide lombare basso durante la pedalata rispetto ai colleghi a sintomatici.

La perdita della capacità di contenimento delle strutture connettivali spinali porterebbe ad una instabilità del segmento vertebrale che faciliterebbe l’utilizzo preferenziale del segmento coinvolto durante la flessione instaurando in tal modo un circolo vizioso che porta ad un progressivo peggioramento che si autoalimenta.

Questo meccanismo sarebbe alla base della sindrome flessoria inserite nella classificazione “maladaptive motor control impairment” di O’Sullivan (2000, 2005) e delle “impairment syndromes” della Sahrmann (2002) (leggi articolo http://spine-center.it/2015/01/attivita-fisica-e-lombalgie/).

Per tale motivo risulta importante avere una idonea calibrazione della bici, in modo che non condizioni una postura scorretta in flessione, inoltre bisogna far prendere consapevolezza all’atleta della scorretta posizione del rachide lombare soprattutto quando vanno sotto sforzo

fig. 1 – posizioni base dell’appoggio delle mani sul manubrio

Lo Spine Center è impegnato in una campagna per la prevenzione e trattamento delle lombalgie del ciclista.

Al fine di meglio comprendere le cause è in corso uno studio epidemiologico attraverso schede auto compilate. La ricerca vuole indagare quale percentuale di atleti che praticano il ciclismo a livello giovanile, amatoriale e professionistico soffre di mal di schiena e di quale tipo di mal di schiena si tratta. Precisamente l’obiettivo dello studio è verificare, utilizzando il modello disfunzionale di O’Sullivan (2000, 2005), i ciclisti sintomatici in quale categoria rientrano.

Il lavoro è iniziato con la somministrazione dei questionari ai campionati regionali su pista, tenutisi il 22-23-24 luglio 2014 al Velodromo Glauco Servadei di Forlì ottenendo un grande interesse da parte di numerose società.

Alcuni Collaboratori (Alberto Cazzaniga – FisioTre – Svizzera; Maurizio Martina – Matera; Giovanni Sansonetti – Catania), inoltre, partecipando attivamente al sondaggio hanno raccolto i dati di alcune società ciclistiche amatoriali e semi professionistiche operanti nell’area di dove risiedono. Invitiamo chiunque segua dei ciclisti e voglia partecipare alla ricerca di visionare la scheda di valutazione (http://spine-center.it/wp-content/uploads/2014/07/SCHEDA-DI-VALUTAZIONE-LOMBALGIE-DEL-CICLISTA.pdf) e contattare la segreteria dello Spine Center via e-mail info@spine-center.it oppure via telefono al 051 0952375.

download scheda

Il progetto  di ricerca completo prevede, dopo aver definito l’inquadramento disfunzionale e aver biomeccanicamente adattato la bici ai parametri antropometrici dell’atleta (http://spine-center.it/ricerca/analisi-biomeccanica-posizioni-in-bici-presso-spine-center/), l’applicazione dei protocolli rieducativi e preventivi utilizzando la metodica delle catene miofasciali (Colonna 2006).

Nelle lombalgie da sindrome flessorie si instaura un alterato equilibrio dei quadranti base del piano sagittale (fig. 2).

Il trattamento con tale metodica prevede: 1) esercizi di allungamento dei sistemi miofasciali del quadrante posteriore caudale e anteriore craniale; 2) rinforzo dei sistemi del quadrante posteriore craniale e anteriore caudale; coordinazione dei sistemi antagonisti.

fig. 2 – suddivisione dei sistemi miofasciali del piano sagittale in quadranti (Colonna 2006)

Per la coordinazione dei sistemi antagonisti il progetto prevede l’utilizzo, con gli atleti che presentano delle lombalgie da sindrome flessorie, dell’estensimetro (Bodyguard) come biofeedback per condizionare una postura più corretta durante la pedalata, soprattutto in condizione di intenso ed elevato carico. Tale strumento permette, oltre a valutare e memorizzare i dati delle variazioni di lunghezza durante un allenamento su strada di circa 2 ore, un segnale acustico o vibrazionale di avviso quando si supera una soglia di lunghezza preimpostata.

Nel filmato a fianco è stato riportato un’introduzione al progetto, il posizionamento dell’estensimetro, la variazione del segnale durante una flesso/estensione del tronco in ortostatismo e la variazione rispetto alla posizione ortostatica della flessione del rachide lombare nelle tre posizioni chiave della pedalata.

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