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L’incidenza della Lombalgia nel Ciclista: studio epidemiologico

L’INCIDENZA DELLA LOMBALGIA NEL CICLISTA
a cura di: Andrea Bulgarelli, Andrea Casari, Saverio Colonna

 INTRODUZIONE

Contemporaneamente alla diffusione della bicicletta, il ciclismo divenne sport. Può essere considerato il primo sport a diffusione internazionale. La prima corsa ciclistica documentata risale al 1868 nei pressi di Parigi.
Secondo l’ultima indagine Istat disponibile sono oltre 2 milioni i ciclisti praticanti in Italia e il ciclismo risulta essere il quarto sport più praticato.
Oggi abbiamo biciclette dove la ricerca tecnologica è addirittura esasperata, dove i materiali sono di provenienza aerospaziale, le biciclette sono dotate di cambio elettronico, freni a disco e la UCI (unione ciclistica internazionale) ha dovuto imporre, per motivi di sicurezza, un limite minimo di peso sotto il quale non è possibile andare. Però i materiali utilizzati sulle moderne biciclette, come il carbonio, sono scelti esclusivamente per la rigidità e la capacità di resistere alle deformazioni causate dalle forze generate dalla pedalata, ma a tutto svantaggio del confort del ciclista, che subisce le vibrazioni che provengono dal suolo. Così come le geometrie dei telai, che impongono l’assunzione da parte del ciclista di posizioni estreme per ottimizzare la capacità di esprimere potenza sui pedali, unita alla riduzione della sezione di superficie frontale. La postura adottata deve ridurre al minimo la superficie corporea esposta all’aria, che rappresenta la     maggiore resistenza all’avanzamento.
Nell’attività agonistica, dove la performance è l’obiettivo da raggiungere, questi fattori sono maggiormente ricercati e la postura in sella sarà esasperata. Gli adattamenti del rachide nel ciclista riguardano prevalentemente il tratto lombare e cervicale. Per ridurre la resistenza dell’ aria all’avanzamento occorre   posizionare il tronco il più parallelo possibile al terreno, è però necessario mantenere una buona visione della strada. Questo porta a un annullamento della lordosi lombare, che può arrivare fino alla inversione della curva e un aumento della lordosi cervicale ¹. E’ ragionevole pensare che tra i distretti anatomici più frequentemente sede di traumatismi ci sia il rachide lombare.
Per quanto riguarda il numero totale di infortuni sportivi all’anno, il ciclismo ha il più alto numero assoluto di infortuni (614.594), seguito dal basket (597.224) e dal calcio (372.380).
Dopo un’ attenta revisione della letteratura scientifica sulle lesioni nella pratica del ciclismo, abbiamo verificato come poca attenzione sia stata rivolta allo studio epidemiologico delle lesioni non-traumatiche in uno sport così ampiamente diffuso.
Questo lavoro vuole focalizzare l’attenzione sulla epidemiologia della lombalgia nel
ciclismo, che vari rapporti aneddotici suggeriscono abbia un’ alta prevalenza ma dove
non sono presenti studi definitivi.
In letteratura risulta che la lombalgia, nei soggetti che praticano ciclismo, ha una prevalenza tra il 3% e il 58% in base allo studio.
Questa alta variabilità nei dati è dovuta alla scelta del campione indagato. Se un ciclista professionista, in un anno, percorre in sella alla bicicletta 35000 chilometri e compie tra i 50 e i 100 giorni di gara ¹⁷, mentre la media dei chilometri percorsi dai ciclisti amatoriali intervistati negli altri studi è di circa 7000 km e con un tasso medio di partecipazione a due manifestazioni ciclistiche ricreative non competitive ¹³, è ragionevole assumere che le lesioni da sovraccarico in queste due coorti siano differenti. Obiettivo primario di questo lavoro è verificare la prevalenza della lombalgia nei soggetti che praticano ciclismo, dove in letteratura scientifica non sono presenti risposte certe, causa il numero di studi limitato e la variabilità dei dati ottenuti.
Abbiamo svolto uno studio epidemiologico descrittivo con la raccolta dei dati in retrospettiva. Attraverso l’utilizzo di uno specifico questionario è stata indagata la presenza della lombalgia e la sua manifestazione di dolore in un campione di 210
soggetti che praticano ciclismo. Inoltre abbiamo raccolto informazioni sul livello di preparazione fisica e di esperienza del ciclista.

MATERIALI E METODI

RECLUTAMENTO CAMPIONE E PROCEDURA DI RACCOLTA DATI
Si tratta di uno studio epidemiologico descrittivo con la raccolta dei dati in retrospettiva, grazie a una intervista svolta attraverso l’uso di un questionario.
Sono stati intervistati un totale di 210 atleti. Unico vincolo per poter partecipare allo studio è stato quello di essere ciclisti ed eseguire almeno un allenamento in bicicletta alla settimana. I soggetti sono di nazionalità italiana, ad esclusione di 8 atleti che sono di nazionalità svizzera.
Il reclutamento è avvenuto utilizzando tre differenti strategie:

  • Somministrazione dei questionari ai campionati regionali Emilia-Romagna su pista, che si sono tenuti il 22-23-24 luglio 2014 al Velodromo Glauco Servadei di Forlì.
  • Intervista svolta tra i partecipanti a una manifestazione ciclistica di mountain bike, la Granfondo della meccatronica – Città di Viano, che si è svolta il 10 aprile 2016 in provincia di Reggio Emilia. La gara prevedeva un percorso di 41 km e con un dislivello complessivo di 800 metri.
  • Soggetti invitati a partecipare allo studio, tesserati per società sportive (Sereco, MTB Bikers, Canturino, FIAB Matera, Amici della Bici, MT cycling, Spor Bike Luc, Iatlia Sport), con cui siamo entrati in contatto e soggetti che si sono proposti di partecipare, venendo a conoscenza dello studio attraverso mezzi di informazione.

La partecipazione di tutti i ciclisti allo studio è stata volontaria. I soggetti sono stati preventivamente informati che le informazioni da loro espresse durante l’intervista sono trattate in forma anonima e non riconducibili a loro.
L’intervista ha una durata inferiore ai 10 minuti e condotta dagli autori dello studio, o da collaboratori preparati sulla metodologia e il contenuto del questionario somministrato.
Al momento dell’intervista è stato specificato che il questionario ha l’obiettivo di indagare la prevalenza della lombalgia tra i ciclisti e i dati verranno utilizzati per ricercare soluzioni preventivo-terapeutiche alla lombalgia del ciclista. E’ stato sottolineato che il mal di schiena espresso nelle domande del questionario è inteso come dolore o indolenzimento localizzato nella regione lombo-sacrale, con o senza irradiamento del dolore alla regione dei glutei e agli arti inferiori.

PREVALENZA DELLA LOMBALGIA

Dal campione analizzato (n = 210) risulta che il 68,6% ha sofferto almeno una volta nella vita di lombalgia (n = 144). Di questi soggetti il 41,4% ha sofferto di lombalgia negli ultimi sei mesi (n = 87). Se verifichiamo la prevalenza genere specifica, risulta che il 69,1% dei maschi ha sofferto almeno una volta di lombalgia (n = 123) e il 39,9% negli ultimi sei mesi (n = 71). Per quanto riguarda le femmine il 65,6% ha sofferto di lombalgia (n = 21) e il 50% negli ultimi sei mesi (n = 16). Esiste quindi una significativa differenza di genere nella prevalenza della lombalgia.
Il volume di allenamento in bicicletta per i soggetti che hanno sofferto di lombalgia negli ultimi sei mesi è di 10,6 ore alla settimana, mentre per i ciclisti che non hanno sofferto di lombalgia la media è di 13 ore alla settimana.
Nel gruppo Età evolutiva risulta che il 74,7% ha sofferto di lombalgia almeno una volta nella vita (n = 65) e il 47,1% ha sofferto di lombalgia negli ultimi sei mesi (n = 41).
Nel gruppo Agonisti risulta che il 58,2% ha sofferto di lombalgia nel corso della vita (n = 39) e il 25,4% ne ha sofferto negli ultimi sei mesi (n = 17).
Nel gruppo Ricreazionale risulta che il 71,4% ha sofferto di lombalgia (n = 40) e il 51,8% ne ha sofferto negli ultimi sei mesi (n = 29).Istogramma Lombalgia
In relazione agli anni di attività abbiamo che la percentuale dei soggetti che hanno lamentato lombalgia negli ultimi sei mesi è tra chi pratica ciclismo da meno di 6 anni il 61,3% (n = 19), tra i soggetti che praticano ciclismo da 6 a 10 anni è il 37,5% (n = 33), tra i ciclisti che praticano da 11 a 15 anni è il 34% (n = 17) e tra i soggetti che praticano ciclismo da oltre 15 anni la percentuale è del 43,9% (n = 18).

Grafico 1 – Prevalenza in % della lombalgia tra i gruppi indagati

DISAGIO DALLA LOMBALGIA

Tra i soggetti che hanno sofferto di lombalgia negli ultimi sei mesi, il disagio medio procurato è risultato 5,3 (scala di valori da 0 a 10). Non è presente una significativa differenza di genere (maschi = 5,3 e femmine = 5,4). Interessante notare che solo il 31% dei ciclisti sintomatici negli ultimi sei mesi (n = 27 è ricorso a qualche forma di terapia per alleviare il disagio. Il loro disagio è espresso come 5,7 ed è analogo al disagio dichiarato dai soggetti che non hanno eseguito forme di terapia (5,1). Tra i ciclisti maschi che hanno sofferto di lombalgia negli ultimi sei mesi il 26,8% è ricorso a terapia, a fronte di un disagio espresso pari a 6. Mentre tra le donne sintomatiche negli ultimi sei mesi il 50% ha eseguito terapia e con un disagio medio di 4,9.

SINTOMATOLOGIA

I ciclisti che hanno sofferto di lombalgia lamentano che il disagio alla schiena aumenta quando si trovano in piedi per il 45,1% (n = 60), che il disagio aumenta a restare seduti il 29,3% (n = 39) e per il 15,8% il dolore aumenta a letto (n = 21). Il restante 9,8% riferisce che il disagio aumenta in varie posizioni come a letto e in piedi (n = 7), a letto e seduti (n = 1), seduti e in piedi (n = 2).
Il 44,3% del campione intervistato (n = 93) lamenta mal di schiena in bicicletta. Tra i ciclisti che hanno sofferto di lombalgia negli ultimi sei mesi, il 71,3% lamenta disagio in bicicletta. C’è una forte corrispondenza tra i soggetti che soffrono di lombalgia ma non avvertono dolore in bicicletta e la percentuale dei soggetti che lamentano disagio a stare in piedi. Infatti il 58,8% (n = 30) di chi non ha dolore in bicicletta ha disagio a rimanere in piedi e solo il 9,8% a rimanere seduto.
Il 53,3% dei ciclisti sintomatici (n = 48) ha maggior disagio a pedalare in salita, questi soggetti dichiarano un allenamento in salita di 2,8 ore alla settimana. I ciclisti che lamentano maggior disagio in pianura eseguono un allenamento in salita di 3,2 ore alla settimana. Solo 1,1% lamenta disagio sia in pianura che salita.
L’ 83,5% ha male principalmente quando pedala seduto sulla sella. Tra i soggetti che hanno maggiormente male quando pedalano in piedi sui pedali, quasi la totalità ha male in salita. Il dolore è riferito centralmente sul rachide lombo-sacrale nel 66,7% dei ciclisti (n = 62). Nel 54,3% dei casi il disagio è maggiore in bicicletta e diminuisce dopo la pratica (n =50).
Tra i soggetti che lamentano dolore in bicicletta il 44,7% avverte maggiori disagi a rimanere seduti e di questi l’ 81,8% ha maggiore dolore quando pedala seduto sulla bicicletta rispetto ad alzarsi sui pedali. Solo il 20% dei ciclisti che lamentano dolore in bicicletta dichiara che il disagio è maggiore nello stare sdraiati a letto.
Le terapie ricercate per alleviare la sintomatologia sono per il 33,3% un trattamento osteopatico, i massaggi al 31%, rivolgersi al fisioterapista per tecniche strumentali (laser, tecar) 28,6%, utilizzo di farmaci il 21,4%. La maggioranza dei soggetti utilizza più terapie.

DISCUSSIONE

I dati confermano che la lombalgia ha un’ alta prevalenza nei ciclisti. Dal nostro campione risulta che il 41,4% ha sofferto di lombalgia negli ultimi sei mesi e con un disagio medio indicato pari a 5,3 (scala da 0 a 10)
Studi svolti sulle lesioni non-traumatiche in ciclisti professionisti ¹¹,׳¹² indicano unaprevalenza della lombalgia tra il 17,3 e il 58%. Nello studio svolto da Clarsen, si osserva come la prevalenza dei sintomi durante l’anno sia maggiore nella fase di competizione e minore nel periodo off-season, dimostrando una forte relazione tra ciclismo e lombalgia.
Tra gli studi svolti sui ciclisti amatoriali la prevalenza è tra il 3% e il 30,3% ¹³׳¹⁴׳¹⁵׳¹⁶. I tre studi di Kulund, di Weiss e di Dannenberg che riportano la prevalenza più bassa (tra il 3% e il 16%) sono stati eseguiti su dei campioni di ciclisti impegnati in giri di più giorni e registrano le lesioni non-traumatiche che si verificano durante i giri osservati. Questa diversità nella metodologia di indagine rispetto ad altri studi pubblicati, dove invece si esegue una indagine retrospettiva sulle lesioni occorse negli ultimi 12 mesi, giustifica una prevalenza della lombalgia inferiore. Nello studio svolto da Wilber viene riportata una prevalenza di 30,3%, il campione è composto da ciclisti con una media di tre giorni/settimana e 5 ore/settimana di bicicletta, la percentuale della prevalenza cresce all’aumentare delle miglia percorse in bicicletta. Nel nostro campione la media dei giorni di pratica è 4,5 alla settimana e con 12 ore alla settimana di bicicletta, è quindi lecito aspettarsi una prevalenza maggiore.
La corrispondenza osservata nello studio di Wilber tra il volume di chilometri percorsi alla settimana e il maggior rischio di lesioni alla schiena non è confermata nel nostro lavoro. Il campione Agonisti con almeno 13 ore/settimana di bicicletta ha una prevalenza della lombalgia di 25,4% negli ultimi sei mesi, mentre il campione Ricreazionale con meno di 13 ore di pratica alla settimana riporta una prevalenza media di 51,8% negli ultimi sei mesi. Questo andamento è confermato osservando che i ciclisti che lamentano lombalgia praticano in media 10,6 ore/settimana contro le 13 ore/settimana dei soggetti asintomatici. Comportamento non in linea con precedenti studi ¹¹,׳¹³, dove l’aumento del carico di lavoro in bicicletta corrisponde a una probabilità  più alta di lombalgia. Anomalia forse spiegata da due possibili fenomeni che possono essersi verificati nel reclutamento del campione: il primo è il rischio di recall bias tra i soggetti intervistati il giorno stesso della gara e che compongono prevalentemente il campione Agonisti. Studi ²⁶ che indagano gli effetti del recall bias in indagini retrospettive mostrano una generale sotto-segnalazione di eventi lesione (come la lombalgia), che unito al particolare momento di stress dell’atleta prima della competizione può aver portato a una sottostima della prevalenza nel campione Agonisti. Il secondo fenomeno può essere una sovrastima causata dalla sensibilità al  lombalgia tra i soggetti che hanno scelto spontaneamente di partecipare allo studio, un’attenzione selettiva di chi soffre di mal di schiena verso l’indagine da noi trattata, soggetti volontari che compongono prevalentemente il campione Ricreazionali. Questo può aver portato alla significativa differenza di prevalenza della lombalgia tra i campioni Agonisti e Ricreazionali e avere limitato l’efficacia del nostro campione. In letteratura non ci sono studi mirati alle lesioni non-traumatiche nella pratica del ciclismo in età evolutiva. Nei giovani atleti la lombalgia si verifica tra il 10% e il 15% dei soggetti ²⁷. Studi dimostrano come la prevalenza aumenta per alcuni sport considerati a rischio, come il football americano (il 27%) ²⁸ e la ginnastica artistica (il 50%) ²⁹. Il dato che emerge dal nostro lavoro stima nel 47,1% i ciclisti che militano nelle categorie giovanili che hanno sofferto di lombalgia negli ultimi sei mesi. L’età media del campione risulta essere di 16 anni e con oltre 7 anni di attività. Questo conferma come il ciclismo sia uno sport ad alto rischio di lombalgia.
La lombalgia è più frequente in alcuni sport rispetto ad altri. Tra gli sportivi con una prevalenza maggiore abbiamo i lottatori (54%), tennisti (32%) e nei giocatori di calcio (37%) ³⁰, nei vogatori (20%) ³¹. Si intuisce che nel ciclismo la probabilità di incorrere in questo tipo di lesione è superiore ad altri sport. Solamente meno di un terzo dei ciclisti sintomatici ricorre a terapie specifiche per alleviare il disagio, a dimostrazione che la lombalgia è vista come una lesione che si risolve da sola ovvero c’è una abituazione alla sintomatologia che, tranne nelle forme acute, non impedisce la pratica del ciclismo. Bisogna ricordare che se la sintomatologia perdura per più mesi, il rischio di sviluppare una lombalgia cronica è molto alto. Il disagio espresso dai soggetti è 5 (su una scala di valori da 0 a 10) sia per chi ricorre a terapie e sia per chi non esegue nessuna terapia. La percezione del dolore non sembra essere una discriminante per servirsi di cure specifiche.

CONCLUSIONE

Questo lavoro arricchisce la scarsa letteratura sulla prevalenza della lombalgia nella pratica del ciclismo. Il ciclismo è uno sport ad alto rischio di lombalgia, anche in età evolutiva i soggetti che lo praticano hanno una prevalenza superiore a molti altri sport. Nonostante l’alta prevalenza, meno di un terzo dei soggetti sintomatici ricorre a qualche forma di terapia specifica, il rischio che ne consegue è la cronicità.
Circa un terzo dei soggetti che soffrono di lombalgia non lamenta disagio in bicicletta, di questi ciclisti la maggioranza avverte maggior dolore nello stare in piedi durante le attività quotidiane. Tra i ciclisti che hanno mal di schiena a pedalare, quasi la metà avverte un maggior disagio nel restare seduti in una qualsiasi attività quotidiana. Il disagio arrecato dal mal di schiena aumenta a pedalare in salita nella maggioranza dei casi e l’allenamento sembra essere un fattore benefico, infatti se aumentano le ore/settimana di allenamento in salita cala la probabilità di avere mal di schiena pedalando in salita. Nella maggioranza dei soggetti il disagio in bicicletta diminuisce cessata l’attività. Questo studio, oltre a indagare la prevalenza della lombalgia in varie tipologie di ciclisti, vuole essere una base di dati utile per definire la sintomatologia della lombalgia nel ciclista e classificarla attraverso il Maladaptive movement and motor control impairments di O’Sullivan ³². E’ il punto di partenza per sviluppare protocolli specifici per la prevenzione e la riabilitazione della lombalgia, oltre che metodi di allenamento più efficaci. Sapere in quale pattern disfunzionale rientra il soggetto è il primo passo verso il successo della terapia.

Si ringrazia Alberto Cazzaniga – FisioTre – Svizzera; Maurizio Martina-Matera; Giovanni Sansonetti – Catania per la fattiva collaborazione nella raccolta dei dati.


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