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La forza nel Functional Range Conditioning

di Matteo Saoncella, Alberto Gusella e Francesco Pacelli

“La FORZA è il linguaggio delle cellule. Sia che queste forze vengano applicate mediante strumenti ESTERNI, attraverso il trattamento dei tessuti molli, sia mediante strumenti INTERNI, attraverso una contrazione muscolare o un movimento, ciò non viene riconosciuto dalle cellule come differente. Semplicemente ricevono le informazioni dal loro ambiente e vi si adattano di conseguenza”.

Con questa premessa, Andreo Spina definisce la sua idea di forza all’interno del FUNCTIONAL RANGE CONDITIONING (FRC). Si tratta di un sistema di allenamento che contemporaneamente amplia e rinforza il Range Of Movement delle articolazioni, mentre insegna al sistema nervoso come “assorbire” questi ROM in modo tale da creare schemi motori più complessi. Permette, inoltre, di rinforzare progressivamente i tessuti per migliorarne la capacità di sopportazione al carico.

Tutti sappiamo che in ogni articolazione esiste sia un ROM passivo sia uno attivo.  Quello PASSIVO si riferisce a quegli angoli ottenibili solo attraverso strumenti o forze esterne. Questo concetto si è storicamente associato al termine “flessibilità” e questo è stato il focus di molti atleti, allenatori, terapisti, ecc. Le ragioni per cui si è perseguito questo obbiettivo comprendono la prevenzione degli infortuni, il miglioramento della performance, il ritardo dell’invecchiamento e molto altro. Il ROM ATTIVO invece comprende tutti quegli angoli ottenibili attraverso l’applicazione di forze interne. Sono questi i ROM che possono conferire molti dei benefici citati in precedenza di prevenzione degli infortuni, miglioramento della performance e non ultima la salute. Ma come molte attività, fare stretching e allenare la flessibilità sono finite nel regno della “GYM SCIENCE”: ció ha portato alla creazione di programmi di allenamento della flessibilità spesso inefficaci, non guidati o dannosi.

La fisiologia umana ci dice che in ogni articolazione, possiamo generare il picco di forza e il maggior controllo quando i muscoli si trovano ad una certa lunghezza. Questo può essere mostrato nel grafico della CURVA TENSIONE-LUNGHEZZA (immagine sottostante): all’interno del muscolo i sarcomeri presentano una lunghezza ottimale (2,2 µm), per cui si esplica un picco di forza che dipende dal grado di sovrapposizione dei filamenti di actina e miosina. Al contrario, a lunghezze minori o superiori, si ha una concomitante perdita di forza e di controllo attivo del ROM. Ciò comporta che questi ROM PROSSIMALI e DISTALI siano accessibili solo attraverso strumenti esterni e perciò inutili dal punto di vista del movimento.

L’OBIETTIVO che l’FRC si propone, attraverso alcune metodiche, è quindi di espandere questa curva in modo tale da prendere il controllo anche di queste zone prossimali e distali convertendole in ROM utilizzabili e migliorando così la mobilità del soggetto.

Questo si traduce in molteplici vantaggi:

• Miglioramento della qualità ed efficacia del movimento

• Maggiore potenziale per generare forza

• Miglioramento della salute delle articolazioni

• Diminuzione della rigidità e dei dolori muscolari

• Aumentata longevità delle articolazioni

Tra le metodiche che l’FRC propone di nostro interesse sono:

• PAILs (progressive angular isometric loading): utilizzo di carichi isometrici ad angoli sempre MAGGIORI per escludere il riflesso da stiramento permettendo di accedere ai ROM distali

• RAILs (regressive angular isometric loading): utilizzo di carichi isometrici ad angoli sempre MINORI.  Per entrambe il fine ultimo è espandere il ROM utilizzabile, costruendo forza, in modo tale da permetterne il controllo da parte del sistema nervoso.

Quanto oggi vi proponiamo è una nostra rivisitazione della metodica RAILs realizzata mediante alcune VARIANTI del LEG CURL:

– nel video a sinistra, dalla posizione di piegata, cerchiamo di avvicinare il più possibile il tallone al gluteo mantenendo la contrazione per qualche secondo. Questa proposta non solo richiede forza ed equilibrio ma contemporaneamente un allungamento degli antagonisti e una buona mobilità dell’anca. L’avanzamento o l’arretramento del ginocchio della gamba posteriore determinerà inoltre, rispettivamente, una maggiore o minore azione della forza di gravità agente sul movimento.

– nel video a destra il leg curl viene eseguito avvicinando una fitball al gluteo. La posizione, se accompagnata da un’antiversione del bacino, può inoltre favorire l’applicazione della metodica PAILs costruendo quindi forza anche negli angoli in cui gli ischiocrurali si trovano al loro massimo allungamento.

La variazione di lunghezza del muscolo è strettamente correlata alla variazione dell’angolo articolare. Pertanto, il cambiamento dell’angolo articolare influenza la forza contrattile del muscolo e la sua funzione (1, 2) e quindi il ROM può essere una variabile che interessa la massima forza generata dai muscoli (3, 4, 5). Oltre agli ovvi vantaggi nell’aumentare il ROM utilizzabile, la letteratura suggerisce inoltre che lo stretching possa anche aumentare l’area della sezione trasversale di un muscolo tramite un processo chiamato “stretch induced hypertrophy” (6, 7, 8).

In CONCLUSIONE, tramite il FUNCTIONAL RANGE CONDITIONING è possibile abituare i nostri muscoli a generare forza anche in ROM più estremi, prevenire possibili infortuni ed incrementare la stabilità delle articolazioni aumentandone la resilienza dei tessuti.

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BIBLIOGRAFIA


1. An KN, Kaufman KR, Chao EY. Physiological considerations of muscle force through the elbow joint. J Biomech. 1989; 22(11-12):1249-56.
2. Park HW.: A Comparative about Soccer Players’ Muscular Strength and Activation according to their Knee Angle. Chung Ang University, Unpublished Master’s thesis, 2006.
3. Koo TK, Mak AF, Hung LK. In vivo determination of subject-specific musculotendon parameters: applications to the prime elbow flexors in normal and hemiparetic subjects. Clin Biomech (Bristol, Avon). 2002 Jun; 17(5):390-9.
4. Hansen EA, Lee HD, Barrett K, Herzog W. The shape of the force-elbow angle relationship for maximal voluntary contractions and sub-maximal electrically induced contractions in human elbow flexors. J Biomech. 2003 Nov; 36(11):1713-8.
5. Linnamo V, Strojnik V, Komi PV. Maximal force during eccentric and isometric actions at different elbow angles. Eur J Appl Physiol. 2006 Apr; 96(6):672-8.
6. Goldspink DF, Cox VM, Smith SK, Eaves LA, Osbaldeston NJ, Lee DM, et al. Muscle growth in response to mechanical stimuli. Am J Physio 1995;268:E288-E297.
7. Always SE. Force and contractile characteristics after stretch overload in quail anterior latissimus dorsi muscle. J Appl Physiol 1994;77:135-141.
8. Yang S, Alnaqeeb M, Simpson H, Goldspink G. Changes in muscle fibre type, muscle mass and IGF-I gene expression in rabbit skeletal muscle subjected to stretch. J Anat 1997;190:613-622.

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