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Ginocchio del Saltatore: dall’Eziopatogenesi alle recenti evidenze sugli effetti analgesici delle contrazioni isometriche. [Parte 1]

A cura di Francesco Pacelli

Il ginocchio del saltatore o “jumper’s knee” è una tipica tendinopatia da sovraccarico funzionale che interessa nel 65% dei casi l’inserzione del tendine rotuleo al polo inferiore della rotula, nel 25% dei casi l’inserzione del tendine del quadricipite al polo superiore della rotula e nel 10% dei casi l’inserzione distale del tendine rotuleo alla tuberosità tibiale (sindrome di Osgood-Schlatter) (Perugia 1997, Ferretti 1986).

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Anche se, come correttamente sottolineato da alcuni Autori (El-Khoury et al 1992), la struttura anatomica che connette la rotula alla tuberosità tibiale è un legamento e non un tendine ed è quindi scorretto definire la flogosi usando il termine tendinite, continueremo a definirla tendinopatia vista la frequenza dell’utilizzo di tale termine in letteratura.

Il terzo prossimale del tendine rotuleo è normalmente più spesso ed è la sede principale delle tendinopatie (Johnson 1996).

Per la prima volta descritta da Blazina (1973) è una patologia che si sviluppa negli atleti di diverse discipline, particolarmente quelle che prevedono carichi del quadricipite (ad es. pallavolo, pallacanestro, sci, podismo).

La prevalenza sembra essere il doppio nel sesso maschile rispetto al femminile (Lian 2005).

L’incidenza riscontrata nei cestisti juniores (14-18 anni) è del 7% (Cook 2004), nei pallavolisti juniores (15-19 anni) dell’11% (Gisslen 2005), nei professionisti della pallavolo varia dal 40 al 53% (Lian 1996). Tale patologia sembra invece non interessare sport quali il ciclismo e l’orienteering (Lian 2005).

Tradizionalmente la teoria eziopatogenetica della tendinite rotulea è stata attribuita ad un processo infiammatorio secondario ad un sovraccarico di forza tensile (Leadbetter 1992). Gli esami istochimici mettono in evidenza una separazione delle fibre collagene con perdita dell’architettura lineare, incremento mucoide della sostanza fondamentale, ingrossamento dei tenociti, metaplasia metacartilaginea, proliferazione capillare e nervosa (Sanchis-Alfonso 2001). Tali alterazioni osservate comunemente nella porzione posteriore della parte prossima del tendine rotuleo sono classicamente descritte come fenomeni degenerativi (King 2000) e la frequente assenza di cellule infiammatorie nella zona di lesione conferma l’ipotesi che tale patologia sia di natura degenerativa più che flogistica (Khan 1996).

Il sovraccarico ripetuto è la principale causa patogenetica del ginocchio del saltatore. La struttura tendinea subisce un continuo rimodellamento causato dal sovraccarico, sia a livello cellulare che a livello della matrice extracellulare. Attraverso questo progressivo rimodellamento il tessuto tendineo si adatta ai carichi crescenti a cui viene sottoposto durante l’esercizio fisico.

Molteplici studi dimostrano che il tendine non è una struttura inerte (Brich 2008) come per anni si è creduto ed a seconda del tipo di muscolo (fasico o tonico-posturale) presenta un suo particolare metabolismo cellulare e della matrice extracellulare.

Il sovraccarico crea quindi una richiesta di capacità riparativa delle microlesioni che si formano. Nei casi in cui sia presente una risposta adeguata, avremo un “rinforzo” del tendine e quindi un adattamento all’aumentato stress. Nei casi invece in cui non vengano soddisfatte tali richieste si instaura un circolo vizioso (circolo della tendinosi).

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Esiste quindi una sottile di demarcazione tra il corretto quantitativo di carico favorente il fisiologico “adattamento tendineo” e l’eccessivo carico stressante il tessuto connettivo oltre i normali limiti di mantenimento e riparazione.

Johnson (1996) sulla base della collocazione della lesione riscontrata con RMN ha proposto un modello di eziopatogenesi collegato al conflitto tra il tendine e l’apice rotuleo. Tale ipotesi eziopatogenetica si basa sulla constatazione del fatto che se la tensione fosse la causa del sovraccarico tendineo, le fibre più superficiali sarebbero quelle principalmente interessate. Nel sovraccarico compressivo da conflitto con l’apice rotuleo invece, le fibre più profonde come evidenziato dalla RMN sono quelle maggiormente coinvolte.

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In queste situazioni è stata data l’indicazione chirurgica di asportazione di parte dell’apice della rotula e della zona dorsale del tendine in artrotomia (Martens 1982) e in artroscopia (Lorbach 2008).

Il trattamento del ginocchio del saltatore mediante potenziamento muscolare eccentrico è stato per la prima volta proposto da Curwin e Stanish nel 1984 e da allora moltissimi studi hanno affrontato l’argomento. Solo recenti ricerche hanno invece indagato gli effetti analgesici in acuto ed in cronico delle contrazioni isometriche. Approfondiremo tutto ciò nella seconda parte.

L’argomento viene ampiamente trattato nel corso “Le Catene Miofasciali tra Osteopatia e Posturologia” di cui potete trovare informazioni al link:

http://spine-center.it/le-catene-miofasciali-osteopatia-po…/

BIBLIOGRAFIA

– Colonna S, Le Catene Miofasciali in Medicina Manuale, Ed. Martina, 2006.

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