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Materiale Didattico

Conflitto femoro-acetabolare: dalla letteratura alla pratica

A cura di F. Pacelli, A. Gusella, S. Colonna. Le sindromi da conflitto femoro-acetabolare (FAI) sono patologie che solo recentemente hanno acquisito una loro identità nonostante la loro conoscenza sia datata. Più di 50 anni fa, Murray (1965) suggerì una relazione tra le allora trascurate sottili deformità del femore prossimale, le quali vennero definite prima “tilt deformity”, in seguito pistol grip (stulberg et al. 1975), ed il seguente sviluppo dell’osteoartrosi (OA) dell’anca. La teoria all’epoca proposta era che molte dell’OA dell’anca considerate primarie o idiopatiche erano invece causate da deformità minori non riconosciute o ignorate. Ganz et al. (2003), più

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Sindrome Femoro-rotulea e Catene Miofasciali

Sindrome Femoro-rotulea e Catene Miofasciali a cura di. Colonna S, Pacelli F,  Casari A, Galvani M, Gusella A Lo spunto di scrivere questo articolo sulla sindrome femore-rotulea, nasce dalle conclusioni a cui arriva un recente lavoro (Bolgla et al. 2015): “ A differenza delle femmine, i maschi con PFP (Patello Femoral Pain) non hanno dimostrato una debolezza dei muscoli dell'anca. Tuttavia, esistono, delle differenze per la forza estensoria del ginocchio. Questi dati forniscono una evidenza preliminare per il potenziale bisogno di interventi sesso-specifici per le persone con PFP”. I risultati della valutazione di 66 maschi con sindrome PFP e 36 sani,Continua a leggere

Catene Miofasciali e Postura

Catene Miofasciali e Postura Considerazioni sulla gestione dell’appoggio a prevalenza monopodico della postura ortostatica secondo la logica delle Catene Miofasciali a cura di: Galvani M, Colonna S, Pacelli F L'evoluzione della specie umana ha portato l'uomo a sollevare il viso da terra e reggersi su due piedi. La postura bipodalica, sicuramente ha apportato dei vantaggi ma ha comportato anche dei costi. Il mantenimento della la posizione eretta, definita postura ortostatica, impegna non poco il corpo. Nella postura ortostatica, termine scorretto visto che questa postura non ha niente di statico, ma per differenziarla da altre funzioni, quali la deambulazione e la corsa dove è presenteContinua a leggere

ATM: problema principale o la punta dell’iceberg?

ATM: problema principale o la punta dell’iceberg? Di John Upledger, DO, OMM La diagnosi di sindrome dell’articolazione temporo-mandibolare (ATM) ha acquisito una propria identità nel 1980, e rimane ancora oggi molto popolare. Una miriade di dispositivi meccanici sono stati collocati in bocca alla gente per alleviare i sintomi dolorosi delle disfunzioni dell’ATM. Il tasso di successo del singolare uso di tali dispositivi, tuttavia, lascia molto a desiderare. Troppo spesso il sollievo sintomatico è conseguito solo parzialmente, lasciando il trattamento dipendente dall’uso continuo dei dispositivi intraorali. In altre parole, quando lo split viene rimosso i sintomi ritornano. La mia esperienza con

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Diaframma in differenti posture valutato con la RMN

Diaframma in differenti posture valutato con la RMN A cura di: Colonna S, Pacelli F, Casari A, Tarozzi R, Galvani M, Gusella A  Introduzione E’ incredibile come del muscolo diaframma, muscolo volontario più importante del nostro organismo, si conosca così poco. Abbiamo una buona conoscenza dell’anatomia, conosciamo poco della fisiologia, quindi della funzione e delle conseguenti disfunzioni, niente della terapia. Sulla funzione respiratoria del diaframma si conosce abbastanza, ma sulla funzione extra respiratoria di stabilizzatore della colonna vertebrale conosciamo poco. L’ampiezza di escursione del diaframma, misura all’apice, è di circa 27.3±10.2 mm (fig. 1) durante la respirazione corrente (tidal breathing),Continua a leggere

Diaframma, RMN e patologia vertebrale

Diaframma, RMN e patologia vertebrale a cura di: Colonna S, Pacelli F, Gusella A, Casari A, Tarozzi R, Galvani M Dal 1995 (Gierada et al.) la tecnologia di imaging è stata utilizzata per capire meglio la funzione del diaframma. L’utilizzo della risonanza magnetica nucleare (RMN), come strumento della valutazione del movimento del diaframma toracico è considerato un valido metodo, specificamente per le relazioni tra le funzioni di ventilazione e posturali (Cluzel et al. 2000; Miyamoto et al. 2002; Miyamoto et al. 2002; Takazakura et al. 2004; Chu et al 2006; Kiryu et al. 2006). Plathow et al. (2006) valutando laContinua a leggere

Considerazioni sulle catene miofasciali

Considerazioni sulle catene miofasciali A cura di: Colonna S, Pacelli F, Gusella A La determinazione di scrivere questo articolo è venuta dalla considerazione che ha fatto Stefano, stimato amico-collega odontoiatra, nell’introdurre la sua relazione sui rapporti tra ATM, deglutizione, cervicale e restante parte del corpo ad un congresso: “Scusami ma io utilizzo le catene di Myers e della Denys-Struyff e non le tue”. La domanda che ci siamo posti è stata: ma possiamo considerare le catene miofasciali come qualcosa di appartenenza ad un Autore, quasi come se fosse un'invenzione brevettata? Nessuno inventa niente nel nostro meraviglioso sistema chiamato corpo umano. DalContinua a leggere

Quali relazioni tra postura ed emozioni? Riflessioni sull’embodied cognition.

A cura di F. Pacelli L’ipotesi che la postura e l’attivazione muscolare siano correlabili alle emozioni è stata sostenuta soprattutto dalla ricerca svolta nell’ambito delle espressioni facciali. Uno studio di un gruppo di ricercatori della Nuova Zelanda (Nair et al, 2015) ha indagato se le risposte emotive e cardiovascolari durante lo svolgimento di un’attività psichicamente stressante possano essere diverse in caso di utilizzo di una postura seduta a schiena dritta (UP) rispetto a una postura seduta a schiena depressa (SP). I ricercatori suddivisero i 74 partecipanti in un gruppo UP ed in un gruppo SP e li sottoposero a compiti

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Cross-education effect: riflessioni allo “specchio”

A cura di F. Pacelli L’effetto cross-training (CT), detto anche “cross-education” o “cross-transfer”, consiste nel miglioramento della prestazione di un arto non allenato a seguito di un periodo di esercizio dell’arto omologo controlaterale (Farthing et al. 2005). In termini più generici indica un adattamento bilaterale a una pratica motoria continuativa monolaterale (Farthing e Zehr 2014). Tale adattamento è stato osservato sia in termini di acquisizione di abilità motorie che d’incremento di forza (Zhou 2000, Munn et al. 2004, Farthing 2009). È noto che gli adattamenti neuromuscolari conseguenti all’allenamento della forza sono specifici, in altre parole le modificazioni strutturali e funzionali indotte sono confinate alle

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Neurogenesi, cervello, intestino, allenamento e dintorni

img neurogenesi

A cura di F. Pacelli In generale la produzione di nuovi neuroni cessa dopo lo sviluppo, proseguendo però in alcune regioni cerebrali. Più precisamente sembrano essere 3 le aree del cervello che durante tutta la vita rimangono continuamente attive nella generazione dei nuovi neuroni: la zona subgranulare del giro dentato dell’ippocampo; la zona subventricolare dei ventricoli laterali; l’eminenza mediana dell’ipotalamo. In tali zone è stata dimostrata la presenza di cellule staminali neuronali (definite a livello funzionale come cellule capaci di autorinnovamento e multipotenti) in grado di differenziarsi in numerose linee neuronali: i neuroni, gli astrociti e gli oligodendrociti. Nel cervello umano adulto

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