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Materiale Didattico

ATM: problema principale o la punta dell’iceberg?

ATM: problema principale o la punta dell’iceberg? Di John Upledger, DO, OMM La diagnosi di sindrome dell’articolazione temporo-mandibolare (ATM) ha acquisito una propria identità nel 1980, e rimane ancora oggi molto popolare. Una miriade di dispositivi meccanici sono stati collocati in bocca alla gente per alleviare i sintomi dolorosi delle disfunzioni dell’ATM. Il tasso di successo del singolare uso di tali dispositivi, tuttavia, lascia molto a desiderare. Troppo spesso il sollievo sintomatico è conseguito solo parzialmente, lasciando il trattamento dipendente dall’uso continuo dei dispositivi intraorali. In altre parole, quando lo split viene rimosso i sintomi ritornano. La mia esperienza con

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Diaframma in differenti posture valutato con la RMN

Diaframma in differenti posture valutato con la RMN A cura di: Colonna S, Pacelli F, Casari A, Tarozzi R, Galvani M, Gusella A  Introduzione E’ incredibile come del muscolo diaframma, muscolo volontario più importante del nostro organismo, si conosca così poco. Abbiamo una buona conoscenza dell’anatomia, conosciamo poco della fisiologia, quindi della funzione e delle conseguenti disfunzioni, niente della terapia. Sulla funzione respiratoria del diaframma si conosce abbastanza, ma sulla funzione extra respiratoria di stabilizzatore della colonna vertebrale conosciamo poco. L’ampiezza di escursione del diaframma, misura all’apice, è di circa 27.3±10.2 mm (fig. 1) durante la respirazione corrente (tidal breathing),Continua a leggere

Diaframma, RMN e patologia vertebrale

Diaframma, RMN e patologia vertebrale a cura di: Colonna S, Pacelli F, Gusella A, Casari A, Tarozzi R, Galvani M Dal 1995 (Gierada et al.) la tecnologia di imaging è stata utilizzata per capire meglio la funzione del diaframma. L’utilizzo della risonanza magnetica nucleare (RMN), come strumento della valutazione del movimento del diaframma toracico è considerato un valido metodo, specificamente per le relazioni tra le funzioni di ventilazione e posturali (Cluzel et al. 2000; Miyamoto et al. 2002; Miyamoto et al. 2002; Takazakura et al. 2004; Chu et al 2006; Kiryu et al. 2006). Plathow et al. (2006) valutando laContinua a leggere

Considerazioni sulle catene miofasciali

Considerazioni sulle catene miofasciali A cura di: Colonna S, Pacelli F, Gusella A La determinazione di scrivere questo articolo è venuta dalla considerazione che ha fatto Stefano, stimato amico-collega odontoiatra, nell’introdurre la sua relazione sui rapporti tra ATM, deglutizione, cervicale e restante parte del corpo ad un congresso: “Scusami ma io utilizzo le catene di Myers e della Denys-Struyff e non le tue”. La domanda che ci siamo posti è stata: ma possiamo considerare le catene miofasciali come qualcosa di appartenenza ad un Autore, quasi come se fosse un'invenzione brevettata? Nessuno inventa niente nel nostro meraviglioso sistema chiamato corpo umano. DalContinua a leggere

Quali relazioni tra postura ed emozioni? Riflessioni sull’embodied cognition.

A cura di F. Pacelli L’ipotesi che la postura e l’attivazione muscolare siano correlabili alle emozioni è stata sostenuta soprattutto dalla ricerca svolta nell’ambito delle espressioni facciali. Uno studio di un gruppo di ricercatori della Nuova Zelanda (Nair et al, 2015) ha indagato se le risposte emotive e cardiovascolari durante lo svolgimento di un’attività psichicamente stressante possano essere diverse in caso di utilizzo di una postura seduta a schiena dritta (UP) rispetto a una postura seduta a schiena depressa (SP). I ricercatori suddivisero i 74 partecipanti in un gruppo UP ed in un gruppo SP e li sottoposero a compiti

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Cross-education effect: riflessioni allo “specchio”

A cura di F. Pacelli L’effetto cross-training (CT), detto anche “cross-education” o “cross-transfer”, consiste nel miglioramento della prestazione di un arto non allenato a seguito di un periodo di esercizio dell’arto omologo controlaterale (Farthing et al. 2005). In termini più generici indica un adattamento bilaterale a una pratica motoria continuativa monolaterale (Farthing e Zehr 2014). Tale adattamento è stato osservato sia in termini di acquisizione di abilità motorie che d’incremento di forza (Zhou 2000, Munn et al. 2004, Farthing 2009). È noto che gli adattamenti neuromuscolari conseguenti all’allenamento della forza sono specifici, in altre parole le modificazioni strutturali e funzionali indotte sono confinate alle

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Neurogenesi, cervello, intestino, allenamento e dintorni

img neurogenesi

A cura di F. Pacelli In generale la produzione di nuovi neuroni cessa dopo lo sviluppo, proseguendo però in alcune regioni cerebrali. Più precisamente sembrano essere 3 le aree del cervello che durante tutta la vita rimangono continuamente attive nella generazione dei nuovi neuroni: la zona subgranulare del giro dentato dell’ippocampo; la zona subventricolare dei ventricoli laterali; l’eminenza mediana dell’ipotalamo. In tali zone è stata dimostrata la presenza di cellule staminali neuronali (definite a livello funzionale come cellule capaci di autorinnovamento e multipotenti) in grado di differenziarsi in numerose linee neuronali: i neuroni, gli astrociti e gli oligodendrociti. Nel cervello umano adulto

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Dagli effetti bradicardici ed ipotensivi dell’apertura mandibolare (riflesso trigemino-cardiaco) al bruxismo. Considerazioni dalla letteratura.

A cura di F. Pacelli, A. Gusella e S. Colonna Già nel lontano 1870 fu osservato che stimolando la mucosa nasale nel gatto e nel coniglio si otteneva un rallentamento della frequenza del respiro e del battito cardiaco e l’abbassamento della pressione arteriosa. Questi effetti riflessi scomparivano in seguito a lesioni del nervo trigemino o dopo anestesia e vennero denominati “riflesso trigemino-cardiaco”. Tale riflesso non è stato più studiato fino a quando l’avvento della chirurgia maxillo-facciale (che coinvolge zone innervate dal nervo trigemino), ha messo in evidenza che durante questo tipo di interventi si può avere nei pazienti bradicardia, riduzione della pressione sanguigna e apnea. Questi

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Quale relazione tra fumo, muscolatura addominale e colonna vertebrale? NUOVE EVIDENZE

A cura di F. Pacelli, A. Gusella, S. Colonna Fumare ha conseguenze deleterie su tutto l’organismo ed in particolare sul sistema circolatorio e respiratorio. La tosse cronica è una delle problematiche conseguenti a ciò ed è presente in almeno il 50% dei soggetti che fumano 1 o più pacchetti di sigarette al giorno. Inoltre quando i fumatori smettono temporaneamente di fumare, la tosse avviene paradossalmente con maggiore frequenza a causa di un incremento del riflesso che la provoca (Dicpinigaitis et al 2003): tale riflesso è un meccanismo di difesa del corpo che mira a prevenire l’ingresso di potenziali materiali esterni

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Le catene miofasciali: revisioni della letteratura e considerazioni teorico-pratiche

A cura di F. Pacelli, A. Gusella, S. Colonna Nel giro di pochi mesi sono state pubblicate due review molto interessanti riguardanti l’esistenza della continuità morfologica delle catene miofasciali (Wilke et al, 2016) e la valutazione delle capacità di trasferimento tensivo lungo le stesse (Krause et al 2016). Nella prima review citata gli autori hanno indagato la continuità delle strutture miofasciali di 6 delle catene proposte da T. Myers [fig. 1]. Nello specifico: la spiral line la lateral line la front functional line la back functional line la superficial back line la superficial front line Non è obiettivo di questo post

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